Le carni

Le squarciava le carni, disintegrava con violenza ogni umanità da quel viso che aveva, anche se solo per poche ore, amato. Si era fidato della pochezza delle sue parole. Si era fidato di quel corpo che ora puzzava di gas, di putrido, di interiora. E lei non si era fidato di lui, che era pazzo, sì. Psicopatico. Ma sincero. Aveva represso da subito la voglia di farla sua davvero, di farla a pezzi, perché lei lo aveva meritato il suo cuore, non l'aveva giudicato, non l'aveva amato solo perché bello. Era andata oltre alle parole, oltre ai silenzi, e aveva trovato un cerbiatto mansueto, pronto a leccarle la mano, seppur con una minima violenza. La violenza di cui era fatto, e di cui è fatto chiunque veda il mondo che passa senza sentirsene parte: l'assuefazione al dolore, alla sofferenza. Daniele non sentiva più nulla, se non mentre strangolava i corpi caldi e grassi delle ragazze che fingevano di non dare importanza  all'aspetto e poi invece gli dicevano «Sei bellissimo», come se contasse qualcosa, come se lui fosse solo quello. Nel labirintico pensiero di Daniele vi era poco ragionevole, nulla di bello. L'apatia della vita monotona ed ingiusta l'aveva reso arido, vuoto.
E Mariella l'aveva riempito con le sue abbondanti parole d'amore, scritte su di uno schermo, che gli avevano mosso un po' il cuore. Il cuore che era di nuovo fermo mente col coltello lacerava il tessuto delle mammelle e la rendeva magra, come aveva sempre voluto essere.

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